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Ti spiego il telelavoro

E perché al Governo non gliene frega niente dell’inquinamento

L’Italia ha conosciuto lo Smart Working (o Lavoro Agile) solo con l’arrivo del coronavirus, e solo adesso, nel 2020, gli esperti (che stranamente non vengono mai menzionati per nome e cognome) si accorgono che forse può essere una valida alternativa per risolvere parecchi problemi.

Io abito in una provincia del Veneto, e lavoro a Padova in un ufficio. Ogni mattina mi alzavo presto per partire da casa alle 7:30 per arrivare in ufficio alle 9:00, e partivo alle 18:00 per arrivare a casa alle 19:30. Solo dopo alcuni anni di follia nel perdere 3 ore al giorno della mia vita nel traffico ho deciso di acquistare una moto per i miei spostamenti giornalieri, e il tempo perso è passato da 3 ore a meno di un’ora.

Ogni giorno io mi infilo in un imbuto di ferraglia insieme ad altre persone per recarmi in un ufficio per lavorare collegandomi ad un servizio online e lavorare sul web. Lasciamo stare che ci vado in moto e quindi il traffico mi fa una pippa, il punto è che percorro 25 e passa chilometri per sedermi su una scrivania, e lavorare su un portale web tramite browser. È quello che faccio io, ed è quello che fanno tante altre persone.

Non parliamo di persone che devono indossare un camice o una tenuta da lavoro perché devono stare in una catena di montaggio che non possono smontare e portarsi a casa, parlo di persone che si vestono in giacca e cravatta per lavorare su un sito internet.

Ad occhio e croce a Padova almeno il 70% dei dipendenti lavorano in un ufficio avanti ad un computer. Di fabbriche ce ne sono, ma gli uffici sono molti di più. Lo stesso discorso lo si può fare a Milano, a Roma. Le fabbriche, quelle grosse, non si trovano nei centri città. Nei centri città ci sono solo uffici.

Che cosa è il telelavoro

Il telelavoro è la possibilità di fare lo stesso ed identico lavoro che farei in ufficio, ma a casa. Così come in un ufficio uso un sito internet e la connessione ad un database, allo stesso modo potrei farlo da casa. Quante altre persone fanno questo tipo di lavoro?

Se togli queste persone dalla strada e le fai lavorare da casa almeno per 3 giorni la settimana, le città si sfoltiscono. Inquina di meno anche chi è obbligato ad essere sul luogo di lavoro perché la sua auto si imbottiglia di meno, impiega meno tempo per raggiungere la destinazione, il suo motore resta in moto per molto meno tempo.

Se un impiegato lavora da casa guadagna ore della propria vita. Invece di perdere l’ora e mezza di mattina per andare in ufficio può permettersi di svegliarsi un po’ più tardi e magari di accompagnare i figli a scuola, e cominciare il lavoro sempre puntualmente alle 9:00. Invece di perdere l’ora e mezza di sera per tornare a casa può permettersi di fare un po’ di attività fisica, può partecipare ad un corso di formazione per incrementare le proprie capacità lavorative, può dedicare del tempo alla propria famiglia.

Ma non solo. Telelavoro non significa obbligatoriamente lavorare da casa propria. Il dipendente può anche decidere di fittare una casa al mare o in montagna, e mentre la famiglia si rilassa e si diverte lui può lavorare da lì. Alla fine del proprio orario di lavoro si spegne il computer e si è già in vacanza.

Tutto questo significa meno stress anche perché il cervello del dipendente non è lobotomizzato, di conseguenza c’è più produttività. C’è meno inquinamento perché le città sono meno sovraccariche di auto e quindi c’è anche più silenzio.

I datori di lavoro sono meno propensi al telelavoro

non perché siano masochisti o bastardi, ma perché con il dipendente in sede di lavoro loro hanno il massimo controllo sulle emergenze. Se infatti capita un’emergenza si va fisicamente dai dipendenti e gli si parla a quattr’occhi, ed una riunione fatta a quattr’occhi è sicuramente più efficiente di una webcall o una telefonata.

In un ragionamento non dobbiamo essere ciechi, dobbiamo tener conto di tutti i punti di vista, anche quello dei datori di lavoro che in tutto questo hanno la responsabilità di tenere in piedi un’azienda. Il dipendente becca il proprio stipendiuccio, ma il datore ha il pensiero del fatturato perché altrimenti gli stipendi dei propri dipendenti ce li rimette lui.

Il Governo dov’è?

Il Governo sa solo predicare bene. Dovrebbe concedere alle aziende dei bonus per ogni dipendente che esercita telelavoro. Con un bonus che si quantifica su un risparmio sulle tasse da versare per il fatturato l’azienda è più propensa a lasciare a casa un dipendente, perché è vero che se non ce l’ha lì deve adeguarsi con una webcall o una telefonata, ma è anche vero che se alla fine dell’anno vuole pagare meno tasse accetta la cosa senza rimorsi.

Invece no.

Il Governo preferisce intasare le strade di automobili, perché più auto che circolano significano più litri di carburante acquistati e quindi più accise nelle sue tasche, significano più inquinamento e quindi misure più restrittive per gli automobilisti che sono obbligati ad acquistare veicoli di nuova generazione e quindi più tasse sull’acquisto delle automobili, sui bolli di circolazione sempre più alti e sulle polizze assicurative (che sui vecoli nuovi prevedono pacchetti più completi).

Non prendiamoci in giro. L’inquinamento è un business troppo grande, il Governo non faciliterà mai un’azienda invitandola al telelavoro perché i ricavi si ridurrebbero non di poco.

Meno si inquina, meno il Governo guadagna. Al Governo dell’inquinamento non gliene frega niente.

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5 comments / Add your comment below

  1. Potrei spiegare perché io mi aspettavo di poter telelavorare già nel 1991. Acquistai perfino una casa sulle Dolomiti, per farne il luogo dove mi sarebbe piaciuto vivere e telelavorare.
    Potrei spiegarlo. Ma a chi? Il problema di fondo, temo, siamo noi e la nostra assuefazione a usare internet per comunicare senza capirci. Un esempio: i miei commenti a un post sulle Dolomiti Agordine e la loro incapacità di avviare un dialogo: https://www.agordinodolomiti.it/it_IT/index.php/2018/01/27/quella-gaffe-alberto-angela-tremare-le-dolomiti-questione-sconfini-stopstealingmountains-agordino-dolomiti/#comment-111

    1. Ciao Luigi,

      ti rispondiamo qui visto che ci hai citati. Non siamo gli interlocutori adatti per la tua proposta, come consigliato nel nostro blog, puoi rivolgerti agli Uffici Turistici pubblici (quindi ad entità rivolte all’accoglienza turistica e non alla promozione turistica) di competenza per le varie aree per la tua idea. agordinodolomiti.it è un’iniziativa privata che NON si occupa di organizzazione eventi.

      Grazie mille,

      il team di agordinodolomiti.it

      1. Salve AgordinoDolomiti, premettendo che sono all’oscuro della discussione spero non grave, mi dispiace per la menzione per sfogo. Non conoscevo il Vostro portale e lo aggiungo ai miei preferiti con molto piacere. Non fate caso a questo blog, raccolgo solo le mie critiche 🙂

        Saluti

        1. Ciao Francesco,

          ti ringraziamo per lo spazio dedicatoci e per la gentilissima risposta; come già spigato anche a Luigi, non c’è alcun problema, solo che non siamo assolutamente il soggetto al quale lui deve rivolgersi per intavolare la discussione che vuole portare avanti.

          Siamo sicuri che Luigi è una persona molto motivata e che ha delle buone idee mosse dalle migliori intenzioni, tuttavia non siamo noi le persone che possono aiutarlo a realizzarle. Ci siamo permessi di rispondere anche qui solo perchè citati.

          Grazie mille per la gentilezza e buon lavoro col tuo blog!

          Il team di agordinodolomiti.it

    2. Ciao Luigi, mi dispiace per le aspettative mancate, ma non credo che una community possa avere la colpa di ciò, non credi?

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