Nata sotto il segno del coronavirus

Un evento unico in un periodo storico senza precedenti

Questo è un post personale. Molto personale. Importante e personale.

Sono diventato papà per la prima volta quasi 2 settimane fa, ed ho deciso di scrivere solo adesso quest’articolo perché tra le varie difficoltà ho bisogno di mettere su carta dello sfogo personale dato dal periodo non molto piacevole.

Il coronavirus ha spaccato tutto. Ha spaccato l’Italia, ha spaccato l’economia, ha spaccato i coglioni, ha spaccato l’intelligenza delle persone visto che non conoscono la definizione di

  • Tenere la mascherina
  • Lavarsi spesso le mani
  • Restare a debita distanza
  • Famiglia – Persone che convivono – Persone che vivono quotidianamente a stretta distanza

Perché dico tutto questo? Perché se mi fanno mancare alla nascita della mia prima bambina perché non si sa se sono infetto e se posso infettare un ospedale, non considerando che chi sta partorendo è la mia compagna di vita, che vive con me, e che quindi visto i canali di trasmissione se ce l’ho io sicuramente l’avrà anche lei, che senso ha tenermi in disparte e far perdere a me l’evento importante, alla mia compagna un supporto morale familiare, e a mia figlia il papà al momento della nascita?

Tutta la fase della gravidanza è andata a gonfie vele, nessuna complicazione e nessuna difficoltà, tranne negli ultimi controlli pre-parto che per l’espansione dei contagi da covid-19 non abbiamo avuto la possibilità di andare a fare. La difficoltà più grande l’abbiamo avuta durante la fase di travaglio, quella in cui corriamo all’ospedale, vado a chiamare le infermiere per chiedere una barella, perché V. non era nemmeno in grado di camminare, e da lì non l’ho più vista. Non ho avuto la possibilità di starle accanto durante il momento più difficile, non ho avuto nemmeno la possibilità di salutarla. Presa e portata via.

Si, ci saranno sicuramente state le infermiere, preparatissime, ma lei non conosceva nessuno, visto che anche il corso pre-parto era saltato causa coronavirus, in un momento così duro e difficoltoso forse trovarsi un familiare sarebbe stato anche solo un pelino meglio. O almeno questo è quello che penso io.

Secondo me avrebbero potuto cercare qualsiasi altra soluzione per gestire l’emergenza covid, come per esempio tenere sotto osservazione i futuri papà, fargli un minimo di controllo, almeno il controllo che fanno alle future mamme prima di andare in sala parto, e se è tutto ok si prende il papà e lo si manda dalla mamma. Magari sarebbe stato di aiuto per capire anche lo stato di salute della mamma, perché essendo conviventi, se io fossi stato infetto MOLTO PROBABILMENTE sarebbe stata infetta anche lei, e quindi sarei stato un dato in più utile per gestire in maniera più precisa la situazione.

Invece no, LE DISPOSIZIONI DELLA REGIONE VENETO dicono che i papà non devono partecipare alla fase del parto, e basta. Ma qualche volta, qualche politico ne capisce qualcosa di ciò che accade sotto la propria poltrona? Questi non capiscono nulla di sanità e pretendono che si rispettino le loro disposizioni a prescindere, senza nemmeno confrontarsi con chi è del settore.

Come cavolo si può prendere una decisione così critica ed affrettata per un momento del genere? Una donna che sta partorendo ha tutte le precedenze del mondo, anche i tram si devono fermare dinanzi al parto di una donna. Invece no, c’è il corona virus e quindi nella sala parto ci vanno solo le mamme.

Nasce la nostra bimba, passano 5 giorni, e finalmente posso vederla. Ho perso i suoi primi 5 giorni, ho perso tutti i suoi primi cambiamenti. È bellissima, è un’emozione immensa da scioglierti il cuore ogni volta che la si guarda da ogni angolazione. La sua pelle riflette bellezza. Riflette la luce della mamma che è dietro di me mentre la tengo in braccio per la prima volta. In ogni angolazione ci vedo la mamma. Vedo che mi guarda, che mi scruta quasi incuriosita. Dicono che il cervello non è ancora completamente formato, io non ne so nulla ma non ci credo, perché guardarmi in quel modo altrimenti? Non è possibile.

Adesso P. è a casa, sono passate due settimane, e noto una comunicazione su Facebook di Luca Zaia con queste parole

e mi sale l’ulcera.

Ma porco di quel maledetto, ma prima di dare le tue cazzo di disposizioni di merda non ci pensi a chiamare qualcuno che ne capisce almeno un pochino più di te, perché “studiato” e perché ha esperienza sul campo, per organizzarle? Perché tagliare ogni tipo di possibilità e poi solo successivamente “No forse è meglio che i papà stiano vicino alle mamme”? E nel frattempo tutte le mamme che hanno partorito da sole che ci fanno con la tua variazione DOPO il loro parto? Ci mantecano il cazzo del baccalà?

Io non credevo che fare il politico fosse un lavoro così difficile, però, voglio dire, se prendi decisioni a cazzo su argomenti stupidi mentre giochi a SimCity 2000 ti partono le rivolte, questo qua sul parto di una donna, a secco e a freddo, prima decide “Da sole!!!” e poi solo successivamente, con calma “In compagnia!!!”.

“La bambina sta bene. Adesso è a casa. Hai tutta la tua vita per godertela” mi han detto in molti, ma ci mancherebbe per l’amor del cielo, questo l’ho pensato anche io.

Eh niente, tutta questa storia mi ha fatto pensare a così tante metafore che se volessi scriverle tutte farei la fine di Tolkien, ma mi va di scriverne solo una, la più evidente.

Una donna si è trasformata, una donna è nata. Hanno combattuto insieme e hanno vinto i dolori e le difficoltà, in un evento straordinario che né la scienza né la religione sono ancora in grado di spiegare, da sole, nonostante le affrettate disposizioni sbagliate di un semplice uomo che in tutto questo non c’entra assolutamente nulla.

Viva le Donne, signori.